Prosecco di Conegliano Valdobbiadene
VITIGNI
Glera (min. 85%)
ZONA DI PRODUZIONE
Provincia di Treviso
ATTUALE DENOMINAZIONE
DOCG
STORIA
Il Prosecco è senza dubbio uno degli spumanti nostrani più conosciuti, ma se pensate che sotto questa denominazione rientrino solo bollicine siete fuori strada. Se, infatti, il Prosecco spumante è il più conosciuto, esistono anche altre due tipologie: il Prosecco frizzante, mediamente diffuso, e il tranquillo, che ha invece una produzione molto ristretta.
Tradizionalmente il Prosecco spumante viene prodotto con il metodo Charmat, ma da qualche tempo diversi produttori hanno voluto fare una scommessa e puntare sulla rifermentazione in bottiglia, dando vita a prodotti di maggiore struttura e dal bouquet ricco. Un altro cambiamento recente riguarda il residuo zuccherino: se infatti fino a qualche anno fa il Prosecco spumante era tipicamente Extra Dry, in tempi recenti anche la tipologia Brut ha preso piede, in nome di una modernizzazione che va a braccetto con l’utilizzo del metodo classico. La tipologia Dry, invece, resta leggermente meno diffusa.
Il Prosecco di Conegliano Valdobbiadene spumante può riportare in etichetta diverse diciture aggiuntive. La prima e più conosciuta è “Cartizze”: è il nome di una sottozona che si trova all’interno della denominazione e che è ritenuta particolarmente interessante a livello vitivinicolo. La seconda dicitura è “Rive”: vengono così chiamati gli appezzamenti di terreno particolarmente scoscesi ed impervi, la cui produzione viene considerata qualitativamente pregevole. I vini che riportano questa dicitura in etichetta sono prodotti con uve provenienti da un unico terreno o comune. All’interno della denominazione Conegliano Valdobbiadene si possono distinguere 43 rive. Per la produzione del Prosecco Superiore Cartizze e del Rive sono previsti disciplinari appositi.
Il Conegliano Valdobbiadene è il più famoso e diffuso, tuttavia questa non è l’unica DOCG dedicata al Prosecco: esiste, infatti, un’altra denominazione, il Prosecco dei Colli Asolani.
DEGUSTAZIONE
Iniziamo con l’analizzare il Prosecco spumante. Come detto in precedenza, il grado zuccherino ed il metodo di produzione possono influire molto sulla degustazione. I prodotti ottenuti con metodo classico si arricchiscono di sentori che ricordano la panificazione e i lieviti e, al tempo stesso, possono sviluppare un perlage più persistente e fine. Osservandolo, il vino è limpido, luminoso, solitamente di color giallo paglierino. Il perlage è abbondante e, specialmente in caso di rifermentazione in autoclave, di media finezza. Il bouquet di profumi ricorda note fruttate, di mela Renetta e pera Williams, e di fiori bianchi freschi. Al palato il Brut risulta piuttosto secco, pulito, supportato da una piacevole freschezza, mentre l’Extra-Dry ha una nota zuccherina più evidente. La versione più abboccata, ossia il Dry, ha una nota dolce ben evidente che, senza dubbio, condiziona gli abbinamenti gastronomici. Solitamente sono vini di medio corpo, non eccessivamente pesanti ma persistenti e piacevoli. Gli esemplari particolarmente pregiati, come il Cartizze, possono sviluppare una maggior struttura ed avere una finezza che non ha nulla da invidiare ad altri spumanti nostrani.
Il frizzante è un vino beverino, di tenore alcolico non prorompente; al palato è ben bilanciato da una nota fresca piacevole. I sentori al naso ricordano i frutti freschi e i fiori, come per lo spumante. La frizzantezza al palato lo rende stuzzicante.
Il tranquillo è un vino altrettanto beverino, che nei sentori ricorda molto il frizzante.
ABBINAMENTI
Il fattore che più condiziona gli abbinamenti è il residuo zuccherino. Se le versioni più secche possono essere utilizzate per gli aperitivi oppure per accompagnare antipasti e finger food, quelle più abboccate possono abbinarsi a dolci a pasta secca e dolci leggeri al cucchiaio.